Mario Moderni, nato a Roma
il 20 luglio 1893, morì il 3 novembre 1915, a soli
22 anni nei pressi di Volzana, in Val Camenca, durante un
azione bellica sul fronte dell’Isonzo. Sottotenente
della Milizia Territoriale, ricevette la medaglia d’argento,
conferita motu proprio dal Re d’Italia Vittorio Emanuele
III con la seguente motivazione: “Moderni Mario da
Roma, gravemente ferito da una granata a mano, che gli asportava
ambedue i piedi, non cessava di incoraggiare i propri dipendenti
e al comandante della compagnia, che gli rivolgeva parole
di conforto, rispondeva ad alta voce di non aver fatto che
il proprio dovere, dando così nobile esempio di grande
coraggio e di elevato sentimento patriottico. Santa Maria
di Tolmino 2 novembre 1915”. Dal rapporto del portaferiti
che si prese cura di Mario Moderni leggiamo inoltre: “Durante
il lungo tragitto, come durante l’amputazione dei
piedi, per la quale non volle essere addormentato, le sofferenze
atroci del ferito erano rivelate dal pallore estremo del
volto, ma dalla sua bocca non uscì mai un gemito,
i suoi occhi non versarono una lacrima. Così visse
stoicamente per 30 ore inneggiando alla Patria”. La
vita di Mario Moderni fu contrassegnata fin dall’inizio
da avversità: orfano di madre a soli tre anni, venne
allevato da un’amica della madre, la sig.ra Rosa Gordini,
poi sposatasi con il padre Colonnello Pompeo. All’età
di 6 anni iniziò ad accusare una malattia di origine
psicologica, curata con successo dal prof. Sancte De Sanctis.
Ciò nonostante si affermò gradatamente negli
studi, orientandosi verso l’Accademia delle Belle
Arti, dove fu iscritto fino al 1914, data del suo arruolamento
come volontario nella milizia territoriale. Acceso sostenitore
dell’intervento italiano, emulo della tradizione di
famiglia che vedeva, oltre al padre colonnello, il nonno
garibaldino e patriota, chiese volontariamente di essere
inviato al fronte e fu tra i primi a partire.